sabato 13 settembre 2008

Selezionata Elanor al concorso I Poeti dell'Adda 2008

"Gentile Poeta, gentile Poetessa,

con la presente Le confermiamo di avere ricevuto la Sua opera partecipante al concorso Letterario I Poeti dell’Adda 2008 e che la poesia sopra indicata è stata giudicata dalla Giuria meritevole di essere inserita nell’antologia che racchiuderà le opere più significative che hanno partecipato a questa edizione del Premio."

Come da comunicazione ricevuta per posta proprio ieri, la poesia Elanor, contenuta nella mia raccolta di poesie Gli Occhi di Sonia e concorrente al premio Poeti dell’Adda 2008, è stata giudicata come "meritevole" di pubblicazione nell’antologia che ogni anno viene realizzata in occasione di questo concorso, organizzato dal Club degli Autori.
Questa selezione ovviamente non equivale alla vittoria vera e proprio del concorso. La giuria del premio infatti sta ancora finendo di valutare i lavori per stabilire la classifica finale, e dunque il vincitore.
Vedremo come andrà a finire!

Tutte le informazioni e i risultati dei concorsi sul sito www.club.it

giovedì 11 settembre 2008

Verso nord!

















“NORD”

Eclisse dell’uomo
nel freddo polare.
L’orsa maggiore
sul ghiaccio splende.
Due soli per una terra sola.
Nei tuoi occhi si riflette
tutto il gelo del mondo.
Infuoca il sentimento
nell’ora della verità!
A Nord è la via,
a Nord è la vita!

martedì 9 settembre 2008

Reinterpretare il passato (a suon di musica)

Oltre che da poche ma belle letture, l’estate 2008 è stata accompagnata dall’ascolto (come sempre del resto) di buona musica. Così, dopo avere in parte scoperto e in parte rispolverato l’intera discografia dei Manowar, mi sono ritrovato per le mani questo piccolo gioellino intitolato “To Death and Beyond…” dei Battleroar, un gruppo greco (dal cantante italiano), che mi ha davvero sorpreso.
Incuriosito da una recensione positiva su un noto sito di musica rock, ho acquistato questo cd a occhi chiusi, e devo dire che era da tanto tempo che non ascoltavo musica così carica, esaltante e trascinante.
I Battleroar sono l’esempio lampante di come sia possibile reinterpretare il passato: sfruttare la tradizione per creare qualcosa di nuovo senza per forza cadere nella ripetizione, nel “già sentito” e, come troppo spesso accade, nella citazione palese.
Ascoltando le nove tracce che compongono questo cd è molto facile sentire l'influenza dei gruppi storici. Manowar e Iron Maiden la fanno da padrone a più riprese, ma non potrebbe essere altrimenti, quando si “maneggia” un genere ormai saturo come l’heavy metal.
Ma i Battleroar ce la mettono davvero tutta, e grazie a un songwriting creativo e ispirato danno vita davvero a della bella musica.
A mio parere l’arma vincente del cd è il “tiro”, l’irruenza e la carica delle canzoni che assalgono l’ascoltatore e lo invitano a immedesimarsi nei testi guerreschi e battaglieri (ben fatti e per niente banali), nonché a premere – pericolosamente – sull’acceleratore…
In un periodo in cui la maggior parte delle band (inflazionate e non) puntano tutto sulla produzione ultra perfetta e sul ritornello facile (a discapito dell'aspetto compositivo) , i Battleroar assalgono e colpiscono come da tanto non sentivo.
Si parte alla grande con l’ottima “The Wrathforge”, poi “Dragonhelm” (dal break centrale davvero tirato), per arrivare alla prima perla del cd: “Finis Mundi”. Un brano di oltre 8 minuti, potente e oscuro, dove i Battleroar si dimostrano in grado di creare atmosfere.
I due ottimi brani successivi (“Metal Hellas” e “Hyrkanian Blades”) conducono alla seconda perla del cd: “Oceans of Pain”, un brano carico di atmosfere malinconiche (soprattutto nel break centrale, costruito utilizzando un violino sintetizzato) potente e suggestivo, della durata di oltre 10 minuti, dove i Battleroar sfoggiano una buona tecnica e personalità.
Con “Born in the ’70” si fa un tuffo nel migliore hard rock degli anni ’80, mentre nella prorompente “Warlord of Mars” la vena “maideniana” emerge notevolmente (impossibile non pensare a “The Trooper”).
Chiude il capitolo “Death Before Disgrace” (la mia preferita), dall’incedere eroico e battagliero, un’altra lunga canzone dove tecnica, potenza e suggestione la fanno da padrone. Molto bella la parte finale, una vera e propria marcia di guerra che non potrà non farvi immedesimare nella lotta dei nostri eroi…e di nuovo a spingere sull’acceleratore!
Pur essendo il cd di ottimo livello non si può certo parlare di capolavoro: la qualità della produzione è piuttosto lontana dalla perfezione (complice anche la giovinezza della band, e quindi del budget insufficiente): a volte il suono della chitarra è “impastato” e la batteria in più punti è in secondo piano. Ma il vero punto debole, a mio avviso, è la voce del cantante. Grintosa, potente ed espressiva quanto e quando serve, ma, fondamentalmente e semplicemente, non bella.
Piccoli particolari però che rimangono in secondo piano grazie alla qualità della musica composta, che oltre al sopra citato “tiro”, offre “giri” originali, ottimi arrangiamenti e finalmente begli assoli di chitarra (cosa rara in questi ultimi tempi).
Ho avuto modo di ascoltare anche il secondo cd dei Battleroar (Age of Chaos, del 2005), che sinceramente non mi è piaciuto per niente. Questo “To Death and Beyond…” è la terza prova del gruppo, il primo traguardo importante per una band, e visti i risultati, credo che ci sia da aspettarsi molto da questi ragazzi.

BATTLEROAR - To Death And Beyond...(2008)



Tracklist
1. The Wrathforge
2. Dragonhelm
3. Finis Mundi
4. Metal From Hellas
5. Hyrkanian Blades
6. Oceans Of Pain
7. Born In The 70's
8. Warlord Of Mars
9. Death Before Disgrace

Durata totale 00:59:06

Sito web ufficiale http://www.battleroar.com/ (al momento non aggiornato)

domenica 31 agosto 2008

"Parole non dette o perdute" - recensione de Gli occhi di Sonia

a cura di Antonio Montanari

Riccardo Bertozzi ha pubblicato una raccolta di liriche, "Gli occhi di Sonia" (ed. Giraldi, Bologna), avendo cura di premettervi un interessante "avviso dell'autore al lettore". Che non è una divagazione né una confessione "a latere" rispetto ai testi offerti. E' un semplice, onesto invito a considerare "che valore può avere la poesia" nella vita quotidiana di ognuno di noi.

Queste le parole conclusive dell'avviso. Dove quasi all'inizio "mette le mani avanti" con un altro passaggio, meno personale, non autobiografico (pure nel senso esteso anche al lettore), ma rigorosamente critico: "la corsa forsennata verso l'interpretazione di un testo letterario non sempre è la giusta chiave per capirne il vero significato". … continua...

Clicca QUI per leggere l'articolo intero
.



Il Prof. Antonio Montanari si occupa di giornalismo e studi storici. E’ stato insegnante presso diversi istituti superiori statali ed ha all’attivo importanti pubblicazioni storiche e filosofiche, molte delle quali riguardanti il suo paese natio: Rimini (e la Romagna in generale).
Attualmente cura diversi blog tra cui questo "Rimini si racconta" (http://blog.riviera.rimini.it/antonio_montanari/), dedicato appunto a storie, notizie, eventi e curiosità di Rimini e della rivera romagnola.
Ringrazio di cuore il prof. Montanari per le belle parole spese sul mio libro.





venerdì 22 agosto 2008

Risultati concorso Poesia in Strada 2008

A questo indirizzo la lista delle poesie selezionate e delle 3 vincitrici del concorso "Poesia in Strada 2008", al quale ho partecipato.
Di seguito le mie due poesie inviate:

“L’ALCIONE”©

Come bianchi petali
nel vento di primavera,
fluttuano leggeri gli echi
di un’antica melodia.

Dalla terra al cielo,
un’azzurra armonia
commuove la natura,
e riunisce tutto il creato.

I cigni si cingono d’argento.
I mari, di puro oro brillano.
I guardiani abbandonano
gli antichi castelli.

Da abissi dimenticati
un canto soave si innalza.
E’ il sogno del sublime,
che nel tempo infinito risuona.

(marzo 2007)


“NUOVO AUTUNNO”©

Facile fu innamorarsi di te.
Dei fiori che innocente coglievi,
del miele che amorevolmente profondevi.

Un autunno di solitudine poi scese,
su tutte le nostre vite.
Sugli occhi spenti, e tristi,
di tutti noi.

Nella malinconia del mare,
perdo me stesso,
e tutto il mio amore.

(ottobre 2007)

mercoledì 20 agosto 2008

Il sentiero nel bosco - di Adalbert Stifter

Nonostante la stanchezza e la calura di quest’estate inaspettatamente bollente, ho trovato uno “scorcio” di tempo per una breve lettura: "Il sentiero nel bosco" di Adalbert Stifter.
Avevo letto qualcosa su questo autore ai tempi dell’università, per un esame sulla storia della cultura tedesca (mi pare), e il nome mi è balzato agli occhi curiosando qua e la su IBS.
La trama ha subito catturato la mia attenzione e dunque via…l’ho comprato.
E’ la storia di Theodor Kneight, unico rampollo di una famiglia austriaca, malato incurabile di un’ipocondria al limite del mianacale.
Tra assurde manie e ossessioni, si fa convincere da un medico del luogo (a detta degli abitanti un tipo “strano e matto”, per la sua convinzione dell’inutilità delle medicine, e che le cure migliori consistono nel condurre una vita sana a contatto con la natura) a praticare delle cure termali.
Trascorre quindi un’estate intera in un centro termale situato nel cuore delle alpi austriache.
Qui Theodor si dedica a lunghe passeggiate nei boschi che, se in un primo momento gli appaiono luoghi ostili e tenebrosi, giorno dopo giorno diventano il luogo ideale per la cura del corpo e dell’anima.
Proprio durante una delle sue escursioni Theodor incontra Maria, una contadina giovane e bella della quale si innamora.
La caratteristica migliore di questo libro è sicuramente la descrizione dei luoghi (dei boschi soprattutto) e della natura in generale.
Studioso di scienza, fisica e matematica, certamente Stifter conosceva profondamente l’ambiente naturale che descrive in questa breve storia (e in generale in tutte le sue opere), tanto da lanciarsi in lunghe, minuziose e raffinate descrizioni nella migliore tradizione della letteratura naturalsitica.
La poesia di certi passaggi fa pensare ai primi romanzi di Goethe (il Werther tra tutti), o anche a Hermann Hesse (in più punti mi è tornato in mente “Narciso e Boccadoro”).
E proprio la natura è la vera protagonista in questo romanzo. Non affascina soltanto per la sue bellezze, ma soprattutto perchè suggerisce al lettore informazioni sul trascorrere del tempo, sul protagonista, sui suoi sentimenti e stati d’animo: i raggi del sole che si riversano nelle stanze della casupola di Maria sono simbolo di buon auspicio per ciò che succederà a Theodor e Maria (la loro unione); il muschio bagnato sulle rocce, le chiome fitte degli alberi e i sentieri sconnessi indicano le paure di Theodor; i sentieri ben battuti indicano sicurezza e la via giusta da seguire.
Lentamente Theodor impara ad apprezzare le bellezze dei luoghi che quotidianamente esplora, diventando parte di un mondo naturale governato da leggi eterne ed immutabili.
Questo mondo idilliaco è reso "apollineo" dalla figura di Maria, creatura dolce e leggiadra (alla stregua di una driade) completamente immersa in un mondo che si erge a simbolo della natura contrapposta alla nascente civiltà moderna (che tra l'altro qui, e in generale nei romanzi di Stifter, non compare mai).
La sua umiltà, le movenze docili e composte, tra le quali spicca la raccolta delle fragole (ancora una volta è la natura a rivelare i sentimenti, in questo caso le fragole rappresentano l’intimità e l’amore tra i protagonisti), dischiudono a Theodor un mondo fino a quel momento sconosciuto. Scoprirà, fondamentalmente, l’amore. Alla fine Theodor chiederà Maria in sposa, seguendo il consiglio del folle medico all’inizio racconto, di trovarsi una moglie per guarire da tutti i mali.
Quel sentiero nel bosco, che conduce a un mondo fatto di luce e vita pulsante ed elementare, e che Theodor fino a quel momento aveva accuratamente evitato per assecondare le sue assurde manie, si rivela essere alla fine la giusta strada verso il raggiungimento della verità, e dunque della felicità.
Il rapporto tra natura e amore (e amore per la natura), trova in questo breve romanzo una delle più dolci e solari rappresentazioni.

venerdì 1 agosto 2008